Dieci arcate ogivali sospese sul fossato del Tessino, a collegare il colle Sant’Elia con le pendici di Monteluco: il Ponte delle Torri è la cartolina di Spoleto da almeno sei secoli, e ha impressionato viaggiatori del calibro di Goethe.

Un ponte che nasce acquedotto

La funzione originaria era idraulica: portare l’acqua dalle sorgenti di Monteluco alla città e alla Rocca. La struttura che si vede oggi è ricondotta al cantiere trecentesco legato a Matteo Gattapone, probabilmente su tracce più antiche. Le due torri che gli danno il nome sono i corpi fortificati alle estremità.

Dopo il sisma del 2016 il transito pedonale sul ponte ha subito limitazioni. Prima di programmare la traversata conviene verificare lo stato di accessibilità sui canali ufficiali del Comune: il panorama, in ogni caso, si gode benissimo dagli affacci.

Il Giro dei Condotti

È il sentiero che segue il tracciato dell’antico acquedotto e gira attorno al colle, sotto la Rocca. Un percorso quasi pianeggiante, all’ombra per buona parte, che in poco più di un’ora riporta al punto di partenza offrendo la vista migliore sul ponte e sulla valle.

Il momento giusto è il tardo pomeriggio, quando la luce arriva radente sulle arcate. Scarpe comode e acqua: non ci sono fontane lungo il percorso.